Il Mombracco tra storia e cultura

Il Monte Bracco (ma il nome viene speso contratto dai locali in Mombracco o Monbracco) è una montagna delle Alpi Cozie alta 1.306 m s.l.m. situata tra la valle Po, la valle Infernotto e la pianura cuneese, nonostante sia una “mezza montagna” è ben individuabile anche da lontano e dalla cima la vista è vastissima, infatti è anche detto “il balcone delle Alpi”, per la sua fortunata posizione, che permette di vedere dei panorami unici sia sulla pianura che sul Monviso anche per questo è molto amato e frequentato da escursionisti di ogni genere.

 

Più che una montagna isolata il Monte Bracco è un piccolo massiccio montuoso appartenente alle Alpi Cozie che si protende verso la pianura cuneese. La montagna infatti “sembra” divisa dalla imponente catena alpina ma in realtà ne fa parte e ne è “separato” dalla Colletta (609 m), il basso valico che mette in comunicazione i Comuni di Barge e Paesana, un punto in cui l’acqua nei millenni ha scavato la roccia fino a farlo scendere a 600 metri sul livello del mare, e a far “sembrare” il Mombracco un monte indipendente che separa la Valle Po – la valle del Monviso – dall’inizio della pianura.

murgioni staffarda.jpg

L’Origine del nome

Il nome “Mombracco” (ma altrove potreste vederlo scritto Monbracco o Monte Bracco) potrebbe provenire dalla parola brac, di origine celtica, che significa probabilmente “incolto” o “brullo” o almeno questa è l’ipotesi accettata dalla maggior parte degli studiosi che si sono avvicinati al monte. Una seconda teoria, più recente, proviene da una studiosa originaria della Valle Po. Il nome Mombracco, in piemontese Mumbrac, potrebbe provenire dall’aramaico mum, particella che significa “impurità”, “difetto”, e che viene usata per indicare ladri, assassini, reietti; e da brak, “inginocchiarsi”. Secondo questa teoria, anticamente il Mombracco sarebbe stato interpretato come una “barriera” per la Valle Po in grado di lanciare un monito ai malintenzionati o ai viandanti.

Cenni storici.

La montagna fu frequentata fin dalla preistoria, come testimoniano le numerose incisioni rupestri identificate in zona; data la posizione dominante del sito è ipotizzabile che parte di questi antichi simboli avesse un significato magico-religioso. Le testimonianze più importanti del passato risalgono comunque all’epoca tardo-medievale e sono legate a doppio filo alla politica feudale locale dell’epoca: niente sarebbe potuto accadere sul Monte Bracco senza il benestare dei Marchesi di Saluzzo, signori di un territorio incastonato tra il ducato di Savoia e il Regno di Francia. Un piccolo marchesato, se confrontato alle realtà politiche con cui confinava. Ma, nonostante le dimensioni, per secoli fu l’unico “Stato” pienamente indipendente in Piemonte, e a lungo il suo potere non fu secondo neanche ai Savoia. I marchesi che si succedettero sul trono di Saluzzo furono abilissimi a stringere alleanze territoriali e ad alternare la forza militare all’arte della mediazione. La costruzione di Abbazie, chiese, cappelle e monasteri, anche attorno al Mombracco, rivelano che i regnanti saluzzesi furono molto abili a sfruttare la fondazione di nuovi istituti religiosi per consolidare il proprio potere politico. il Marchesato ebbe inizio con Manfredo I, che nel 1142 ricevette la regione di Saluzzo in eredità dal padre Bonifacio, signore di un’area assai più estesa. Politica e religione si intrecciano fin dai primi anni: fu proprio Manfredo I, pochi anni prima di diventare marchese, a dare impulso alla fondazione dell’abbazia di Staffarda, uno dei monumenti più belli alle pendici del Mombracco.

Incisione Logo.png

Il monastero di Santa Maria della Stella, a Rifreddo, è ancora una volta legato alla politica saluzzese. Questa volta l’impulso alla fondazione venne da Agnese, figlia del marchese Manfredo II e nipote di Manfredo I. Una scelta molto oculata che permise alla madre, Alasia, di non soccombere alla forza del ducato di Savoia. Passarono poche generazioni, e un Bonifacio II tutore legale del giovane marchese Tommaso I spinse la fondazione della Certosa di Mombracco, allo scopo di rafforzare il potere di un vescovo di Torino che non riusciva a imporsi sul clero cittadino. L’epoca d’oro del Marchesato coincide con il potere dei marchesi Ludovico I e Ludovico II, senza dimenticare la moglie di quest’ultimo, Margherita di Foix. È Revello a riportarcene le tracce più significative: nella cappella Marchionale, luogo di culto familiare voluto da Margherita, e nella monumentale chiesa collegiata o di Francia.

 

Fin dal Medioevo è documentata la presenza sul Mombracco di cave di gneiss e di quarzite, pietre che furono abbondantemente utilizzate per la costruzione degli edifici pubblici e privati del Saluzzese e del Piemonte. Nel 1511 le cave del Monte Bracco vengono citate da Leonardo da Vinci in un suo manoscritto “Monbracho sopra saluzo sopra la certosa un miglio a piè di Monviso a una miniera di pietra faldata la quale e biancha come marmo di carrara senza machule che è della dureza del porfido......”

Certosa Trittico ufficiale.JPG

Da allora per i secoli a venire fin ad un recente passato la storia del Mombracco si lega a doppio filo con l’attività estrattiva e la lavorazione della Quarzite “l’oro del Mombracco”. Nei secoli e tra il XVII ed il XVIII secolo le cave lavoravano ormai a pieno ritmo per soddisfare le esigenze di grandi architetti quali Guarini, Juvarra, Gallo ed Alfieri, in utilizzi che ancora oggi abbelliscono il nostro territorio: dalle torri Guariniane del Castello di Racconigi al salone del primo parlamento subalpino in Palazzo Madama, dalla Palazzina di caccia di Stupinigi alla Reggia di Venaria senza dimenticare la Basilica di Superga, solo per citare i principali siti locali.

Nella seconda metà dell'Ottocento a Barge venivano prodotti 3500 carri all’anno dalle oltre 30 cave e agli inizi del Novecento la quarzite veniva commercializzata nel Nord Italia ed esportata in Russia e Sud America. Verso gli inizi del’1900 la Quarzite ebbe un momento di declino, ma dopo la seconda guerra mondiale e successivamente con il boom economico degli anni ’60 e ’70 l’attività di estrazione e lavorazione riprese a pieno ritmo riportando la Quarzite di Barge tra i più pregiati e ricercati materiali da costruzione del mondo. Come spesso accade la storia ha alti e bassi, l’estrazione dalle cave del Mombracco continuò fino al 2015 anno in cui l’attività venne sospesa.