Le balme e l'architettura alpina

I paesaggi della montagna costruita

Le Alpi, un ambiente ostile che tutt’oggi conserva aree selvagge e disabitate ma che grazie ad un’opera continua ed incessante è stato in parte modificato dall’uomo che si è adattato a vivere in queste aree montane. Ad una superficiale osservazione si tende a credere che il paesaggio alpino sia uno spazio essenzialmente naturale ed incontaminato ma in realtà ciò che noi oggi vediamo è anche il risultato di un durissimo lavoro da parte delle generazioni passate. Le strutture architettoniche quali le Balme, le Meire e le borgate sono di sicuro gli elementi più evidenti e riconoscibili ma anche: mulattiere, coltivi, terrazzamenti, alpeggi e opere di regimentazione delle acque (per dirne alcune) sono tutte architetture che hanno modificato il paesaggio delle valli alpine, generando una vera è propria macchina complessa una “infrastruttura ecologica” per la vita e il lavoro dei suoi abitanti.

Ritornando ad un’area più ristretta, le vallate del Monviso sono disseminate da centinaia di borgate realizzate quasi completamente in pietra. Sul Mombracco, nel particolare, gli studiosi valutano che i primi presidi antropici siano di origine molto antica (Neolitico 7000-3500 anni fa), testimoniata dalla presenza diffusa di reperti archeologici e di siti d’incisioni rupestri. La sua limitata altitudine, la favorevole esposizione, l’alta concentrazione di balme naturali e di sorgenti d’acqua (senza escludere la presenza delle cave di Quarzite e l’economia secolare ad essa connessa), ne fanno un posto molto accessibile e vivibile senza però perdere i connotati di “vera montagna”. Il Mombracco nel suo complesso costituisce infatti uno straordinario ambito geografico che consente di avvicinarsi alle modalità di vita e di costruzione tipiche dell’ambiente montano alpino. E sono proprio le specifiche matrici geografiche e geologiche a conferire a tutta l’area un carattere unico, che si ritrova nella struttura dei suoi insediamenti e nella natura costruttiva delle sue architetture. Qui il modello insediativo della balma o barma (roccioni sporgenti sotto cui venivano costruiti edifici che sfruttavano il riparo naturale) diffuso in molti luoghi del Piemonte, raggiunge il suo massimo sviluppo. Non si tratta infatti di semplici costruzioni isolate, come talvolta capita di vedere, ma dei veri e propri villaggi costruiti a ridosso degli sbalzi rocciosi. La copertura a falde inclinate in lose, elemento centrale dell’architettura alpina e comunissima nell’area, in alcuni casi è praticamente inesistente, sostituita da leggeri orizzontamenti piani con funzione prettamente di isolamento. Balma Boves, articolato insediamento sul versante meridionale del Mombracco, abitato permanentemente fino agli anni cinquanta del Novecento, rappresenta da questo punto di vista un caso davvero straordinario. Questo nucleo abitativo è un esempio unico di integrazione armonica tra il territorio e l’uomo, il quale grazie allo sfruttamento sapiente della natura si  rese completamente autosufficiente. Dopo un periodo di abbandono nel 2002 la borgata è stata acquisita dal Comune di Sanfront e sono stati disposti gli interventi di restauro e messa in sicurezza del luogo. Oggi Balma Boves è una una borgata-museo, gestita dall'associazione Vesulus, concepita per aiutare a comprendere le peculiarità dell’ambiente nella quale è immersa.

Balma Boves è un insediamento nato nel tardo neolitico sul versante meridionale del Mombracco abitato permanentemente fino al 1950 circa. Dopo un periodo di abbandono è stato acquistato dal Comune di Sanfront, restaurato e messo in sicurezza, diventando un interessante museo gestito dall'associazione Vesulus.

Ma oltre alle balme, l'interesse architettonico del Mombracco è determinato in generale da una tecnica muraria e costruttiva fondata su un uso della pietra a secco, delle lose negli svariati utilizzi e di lastre lapidee monolitiche per gli orizzontamenti che talvolta raggiunge risultati davvero significativi, specie alle quote più alte, dove i volumi edilizi si presentano particolarmente raccolti e chiusi. Sulle pendici del massiccio prevale invece un modo di costruire in linea e “a manica semplice” che rimanda alla tradizionale architettura delle basse valli, e che riflette la finalità principalmente agricola di queste costruzioni. Ne è un esempio la Certosa del Mombracco o Certosa della Trappa (XIII secolo), in posizione strategica su una sella, che, nonostante alcune alterazioni dovute all’azione dell’uomo nel trascorrere dei secoli, mostra ancora l'originale strutturazione architettonica certosina, riconoscibile nella regolare scansione geometrica per celle della lunga manica occidentale che si affaccia sull'ampia corte interna. Qui si è in presenza di un caso particolarmente interessante, dove i modelli colti dell'architettura religiosa medievale si sono intrecciati con le consuetudini costruttive locali. Il valore dell'insediamento, oltre che della fortunata posizione geografica - punto di belvedere sulla pianura e sul gruppo del Viso - è testimoniato dall'articolazione e dalle sequenze degli spazi aperti (la corte, i portici, i patii e i cortili interni, il chiostro ancora riconoscibile) i quali conferiscono a questa struttura, malgrado gli usi e le trasformazioni contemporanee, una particolare qualità architettonica.