Mombracco, la montagna di Leonardo

Mombracco è detta “la montagna di Leonardo”… Perché?

Il genio fiorentino conosceva il Mombracco e la quarzite di Barge e ne descrisse le qualità in uno dei suoi celebri manoscritti citando chiaramente la Certosa della Trappa. Gli storici contemporanei si domandano se effettivamente Leonardo abbia visitato o no le cave del Mombracco e Barge; molti indizi lo confermerebbero ma non sono ancora state individuate prove inconfutabili.

Leonardo scrisse:

«Monbracho sopra saluzo sopra la certosa un miglio a piè di Monviso a una miniera di pietra faldata la quale e biancha come marmo di carrara senza machule che e’ della dureza del porfido obpiu delle quali il compare mio maestro benedetto scultore a impromeso donarmene una tabulletta x li colori. Adì 5 di genaro 1511»; e separatamente contiene la postilla «Perottino da’ turino na alcune chesso – berettine forte dure».

Certo è che il genio Toscano entrò in possesso di quella tavoletta di pietra sfaldata del Mombracco tramite l’amico (e “compare”, dato che Leonardo aveva fatto da testimone di battesimo ad uno dei suoi figli) architetto Briosco (il maestro ricordato nel manoscritto sopra citato).

È con quella resistente e pratica lastra di bargiolina, usata come tavolozza, che l’artista ha poi pestato le polveri dei pigmenti e mescolato i colori per i suoi celebri dipinti, fra i quali anche (e qui lasciateci un po' sognare…) la famosa Gioconda, terminata nella sua versione conclusiva proprio tra il 1513 ed il 1515.

Autoritratto di Leonardo da Vinci conservato presso la Biblioteca Reale di Torino.

Manoscritto del 1511 attribuito a Leonardo da Vinci, dove il maestro fiorentino fa riferimento al Mombracco e alla sua caratteristica pietra locale.

Ma Leonardo ha mai visitato Barge e il Mombracco?

1 > I dati inconfutabili.

Sappiamo che il manoscritto è stato stilato da lui, nel 1511, e che egli avesse con sé una “tabuletta” di bargiolina. Altro dato noto e confermato è che il da Vinci compì almeno quattro percorsi transalpini, tra Piemonte (e Liguria forse), Svizzera e Francia, viaggi tutti effettuati nell’ultimo decennio della vecchiaia (tra 1507 e 1517), prima della morte, avvenuta nel 1519. I luoghi toccati – e nominati – non sono molti, con tragitti diversificati e complessi.

Del suo effettivo soggiorno a Barge, nei dintorni del Monviso o sul Mombracco, però, non ci sono attualmente prove certe, anche se esistono numerosi indizi e circostanze precise a suffragio della suo effettivo passaggio.

 

2 > L’analisi del testo.

Altri storici, concentrandosi sull’esame testuale del manoscritto leonardiano che cita il Mombracco, sottolineano una certa conoscenza del Maestro dei luoghi riportati, “soprattutto nell’esposizione e nei toni della descrizione”. La presenza della data così precisa e la descrizione dei siti esposta con sicurezza e particolari altrimenti ignoti a chi non avesse mai visitato quei luoghi (soprattutto la descrizione della Certosa del Mombracco, edificio sicuramente non così importante, del quale difficilmente Leonardo avrebbe avuto notizia e che di sicuro non avrebbe visto se non per le adiacenti cave di quarzite), possono indurre a pensare che avesse effettivamente visitato quei luoghi all’inizio del 1511. Non è certo che abbia visitato il Mombracco e le sue cave di pietra bargiolina ma se ciò fosse avvenuto sarebbe necessariamente passato da Barge per raggiungerli ed essendo questa la località più vicina alle miniere di estrazione avrebbe probabilmente pernottato in paese per poterle visitare in giornata.

3 > Il “Perottino”.

Il manoscritto contiene separatamente la postilla «Perottino da’ turino na alcune chesso – berettine forte dure».

Anche in questo caso l’interpretazione delle parole del genio toscano hanno acceso numerosi dibattiti soprattutto sui diversi significati attribuiti alla parola “Perottino”, quali per esempio: “Arrutino” (“arrotino” nelle trascrizioni più diffuse) e “Teottino” (per Anna Maria Brizio) o “Trottino” (Carlo Ravaisson-Mollien) o perfino “Tamburino”. Ma alcune interpretazioni confermerebbero ulteriormente la possibile presenza del Leonardo a Barge, perché “il Perottino” citato potrebbe essere il nome dello scalpellino (o del negoziante) di pietre indicato con il tipico diminutivo dialettale di lavoratore della pera (ovvero la pietra in italiano). Oppure, come spesso avveniva in passato, le persone acquisivano il nome dal loro mestiere che potrebbe essere sia di cavatore che di commerciante o più probabilmente entrambe.

Di questo anonimo pica pere ci piace immaginare che risiedesse proprio a Barge, e non a Torino come potrebbe dedursi dallo scritto del da Vinci, anche perché l’accezione da’ turino si deve intendere come “area” e potrebbe essere altamente plausibile che il cavatore e commerciante di bargiolina risiedesse proprio alle pendici del Mombracco, vicino alle cave e non a chilometri di distanza.

4 > Il “Momboso” potrebbe essere il Monviso?

Un’altra possibile prova della presenza di Leonardo nella zona del Monviso, a detta degli storici,  proviene da un’ulteriore sua testimonianza, contenuta nel codice Leicester: «Questo vedrà, come vid’io, chi andrà sopra Mon Boso, giogo dell’Alpi che dividano la Francia dall’Italia». Attualmente il Mon Boso (o Momboso) è identificato con il Monte Rosa, il quale però non è mai stato effettivamente “scalato” dal da Vinci in quanto egli si fermò presumibilmente soltanto alle sue pendici, probabilmente a Gressoney.

Ma alcuni studiosi hanno ipotizzato che il Mom Boso potrebbe essere identificato come il Monviso, in primo luogo il Monte Rosa non ha mai diviso – neppure nell’antichità – i versanti italiani e francesi, in seconda analisi perché potrebbe significare "Mon Buso”, ovvero il “Monte Bucato”, come il Viso, che sul Colle di Traversette e attraversato da una lunga galleria scavata nella pietra (“il Buco di Viso” come ancora oggi è identificato), primo traforo alpino di connessione franco-italiana della storia che era stato fatto realizzare (tra il 1479 ed il 1480) dal Marchese di Saluzzo Ludovico II per raggiungere più velocemente il versante francese altrimenti bloccato dagli impervi pendii rocciosi.

In questo viaggio del 1511 – che sarebbe il secondo, in ordine cronologico – il da Vinci, anche per soddisfare la sua curiosità di vedere un’opera particolare e unica, avrebbe attraversato il confine francese proprio dal Buco di Viso, “scalando” il monte che divideva la “Francia dall’Italia” come descritto nel suo manoscritto.

5 > Le ultime scoperte.

Recenti studi hanno evidenziato che da alcuni disegni di Leonardo potrebbero “spuntare”: il Mombracco, il Monviso e la quarzite bargiolina. In occasione di un recente convegno, il professor Maurizio Gomez, (Professore Aggregato e ricercatore in Storia dei Materiali nel Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio presso il Politecnico di Torino) ha portato numerosi nuovi elementi che ipotizzano una conoscenza approfondita di questo territorio da parte del genio toscano.

Il professor Gomez sostiene che un disegno di Leonardo, contenuto nel già citato codice Leicester, rappresentante una sezione geologica se messo a confronto con quella del Mombracco, ne evidenzierebbe una chiara similitudine. In altri schizzi invece spunterebbe chiarissima la somiglianza tra alcuni particolari rocciosi e gli affioramenti di quarzite bargiolina, minerale dalle caratteristiche geologiche uniche al mondo e pertanto riconoscibile.

Una delle pagine del Codice Leincester oggi di proprietà del magnate Bill Gates, acquistato per oltre 30 milioni di dollari all'asta nel 1994.

Dall’analisi approfondita di altri disegni sarebbe spuntata anche una silhouette facilmente distinguibile: quella del Monviso, che Gomez ha confrontato con fotografie della montagna sovrapponendo con esiti quasi perfetti i profili delle immagini. Egli stesso, in occasione del convegno, ha dichiarato: «Che Leonardo abbia disegnato la quarzite a mio parere è indubbio, viste le sue particolarità che la rendono facilmente riconoscibile. Non è sufficiente per dire che da Vinci abbia visitato la zona del Mombracco ma è certamente un interessante punto di partenza per ulteriori approfondimenti a livello di geomorfologia, che stiamo già portando avanti. Le fonti storiche mancano, ma da oggi la suggestione che Leonardo abbia effettivamente percorso i sentieri del Mombracco ha qualche elemento di concretezza in più».